Lo smog nascosto in casa: il 95% degli inquinanti si trova in ambienti chiusi

02.07.2020

Siamo davvero al sicuro in casa?

Altro che turarci il naso quando siamo per strada e passa un autobus sbuffando schifezze. Dovremmo farlo quando entriamo in casa: è qui che siamo esposti al 95% degli inquinanti che ci finiscono nei polmoni, stando a uno studio dell'Associazione Nazionale Tutela Energie Rinnovabili . Il guaio è che ancora pochi ne sono consapevoli: secondo un'indagine condotta da Toluna per conto di Dyson su un migliaio di abitanti del Nord Italia, una persona su due ritiene l'aria di casa migliore di quella esterna e solo il 14%comprende gli effetti dell'inquinamento indoor sul benessere. Lo smog per strada fa paura a due persone su tre, specialmente nelle grandi città, mentre a funghi, muffe e odori non si dà peso e fumo di sigaretta e polveri sottili sono considerati un problema solo quando si sta fuori: al chiuso ci si sente al sicuro, insomma. In realtà in case, uffici e scuole si concentrano molti inquinanti e poiché passiamo la maggior parte del nostro tempo fra quattro mura dovremmo rendercene conto.

Le fonti di inquinamento indoor

Perché ci può essere di tutto: particelle da fumo di sigaretta, gas e idrocarburi dalla combustione di legna o dall'uso dei fornelli, polveri e particolato, composti organici volatili che si liberano da mobili, vernici, prodotti per la casa ma pure inquinanti biologici come batteri, virus, pollini, acari, allergeni, muffe. «In parte gli inquinanti sono prodotti all'interno, in parte provengono da fuori: creiamo e disperdiamo gas e particelle quando cuciniamo, bruciamo la legna o puliamo casa con detersivi e detergenti, oppure quando togliamo la polvere con un aspirapolvere a cui non abbiamo pulito bene i filtri; altre emissioni di inquinanti derivano dalle candele di paraffina e dai profumatori per la casa, senza contare il fumo di sigaretta. Dal traffico esterno poi arrivano gas di combustione e particolato fine, di cui fanno parte anche metalli pesanti e idrocarburi. Le particelle più fini, con diametro inferiore a 2,5 micron (il cosiddetto PM2,5, ndr), sono le più pericolose perché possono penetrare fino agli alveoli polmonari», spiega Alessandro Miani, presidente della Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima).

Le sostanze cancerogene

Alcune sostanze che si possono trovare nell'aria indoor sono cancerogeni certi, come la formaldeide o il benzo-a-pirene. E sta emergendo preoccupazione per gli ftalati presenti nell'aria indoor: usati dall'industria della plastica per migliorarne la flessibilità, si liberano anche nell'aria per l'usura di arredi e oggetti in plastica e si ritiene che la concentrazione possa diventare consistente al chiuso, se non c'è un adeguato ricambio d'aria. Purtroppo si tratta di particelle molto piccole, inferiori al micron (grandi quasi dieci volte meno di un globulo rosso, ndr), che quindi per esempio possono oltrepassare la barriera ematoencefalica e dare conseguenze anche sul sistema nervoso centrale. Gli ftalati sono interferenti endocrini, alterano gli equilibri ormonali: l'esposizione comporta perciò rischi maggiori in neonati, bambini, adolescenti».

Gli effetti negativi sull'organismo

Gli effetti negativi possibili nel respirare questa massa di inquinanti sono diversi: l'inquinamento dell'aria indoor provoca allergie e asma, ha effetti nocivi sul sistema respiratorio, immunitario, cardiovascolare, nervoso oltre che su cute e mucose. C'è perfino una malattia specifica da inquinamento indoor, la sindrome dell'edificio malato, che secondo l'Oms in Occidente riguarda un edificio su cinque: «I sintomi (come irritazione a occhi, naso e gola, mal di testa, stanchezza, ndr) sono aspecifici, blandi e si risolvono rapidamente, ma la produttività può calare parecchio se si deve lavorare in edifici "malati", con impianti di condizionamento e ventilazione inadeguati o sottodimensionati, ricambio d'aria scarso, sostanze irritanti emesse dai materiali presenti», dice Paola Fermo, docente di chimica analitica dell'università di Milano. Oltre ai lavoratori confinati in uffici dall'aria poco salubre, anche i bambini sono esposti ai rischi da cattiva areazione degli ambienti chiusi perché hanno una frequenza respiratoria maggiore a quella degli adulti e il loro sistema respiratorio, in fase di sviluppo, li rende più suscettibili alle allergie.

Piante e filtri

Per mitigare il fenomeno si sta studiando anche l'effetto depurativo di piante come le tillandsie, che "metabolizzano" gli inquinanti, e di dispositivi per depurare l'aria basati su sistemi di filtrazione o foto-ossidazione». In commercio si iniziano già a trovare strumenti che promettono di pulire l'aria di casa: ma c'è da fidarsi? «I sistemi di purificazione d'aria da considerare validi ed efficaci sono quelli che montano in uscita filtri Hepa (High Efficiency Particulare Air filters, si trovano anche negli aspirapolvere, ndr), che però per funzionare davvero vanno sostituiti regolarmente come indicato dalla casa produttrice», risponde Miani. «La Sima consiglia sempre l'acquisto di dispositivi che sono stati validati scientificamente da un Ente pubblico italiano come università pubbliche, Consiglio Nazionale delle Ricerche, Istituto Superiore di Sanità e così via, per garantire che quanto promesso in pubblicità o sul packaging corrisponda a un'effettiva efficacia del prodotto nel monitorare e abbattere gli inquinanti». In alternativa si può chiedere se, pur in assenza della validazione di un ente italiano, ci sia quella di enti internazionali.